Peer Education -
Crescere e prevenire nella relazione - 11/12 ottobre 2005
Un’esperienza di “peer education” a scuola
Scuola e salute
Maria-Vittoria Bossolasco
Docente Referente Commissione Educazione
alla Salute I.P.S.I.A. “A. Gobetti Marchesini” – Torino
Dati recenti acquisiti dalla rete nazionale di
rilevazione dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziano una diffusione delle
malattie sessualmente trasmesse superiore al 20% nella popolazione al di sotto
dei 25 anni. È perciò fondamentale che la scuola dia continuità agli interventi
di prevenzione anche nei confronti di queste patologie. Purtroppo, soprattutto
negli ultimi anni, gli interventi in tema di educazione alla salute incontrano
una diminuzione d’interesse e di partecipazione da parte degli studenti, con il
rischio di un mancato o modesto raggiungimento degli obiettivi
educativo-formativi.
Non sempre la lezione frontale da parte dei docenti o la conferenza da parte di
esperti esterni rappresentano modalità comunicative efficaci a causa
dell’episodicità degli interventi, del loro taglio prevalentemente informativo
più che formativo, e nell’unidirezionalità della comunicazione “verticale” dagli
adulti agli studenti che può veicolare non poche incomprensioni e pone i
destinatari in un ruolo prevalentemente passivo e comporta uno scarso
coinvolgimento dell’intelligenza emotiva.
La convinzione che l’impiego di metodologie alternative rispetto a quelle
tradizionali potesse migliorare la ricaduta degli interventi ha spinto alcuni
docenti del nostro Istituto alla ricerca di nuove modalità didattiche. In
particolare l’interesse era rivolto all’individuazione di metodologie che
integrando l’informazione e la formazione rendessero gli stessi studentinon solo
destinatari ma anche attori principali, favorendo sia i processi di empowerment
che una maggiore continuità dell’intervento.
La risposta alla nostra esigenza è stata individuata nell’anno 2000/2001 nella
proposta offerta dal CE.SE.DI. della Provincia di Torino, in collaborazione con
l’Istituto Analisi delle Dinamiche di Relazione (A.D.R.) e con l’Associazione
Dire A.I.D.S., di costituire nel medio e lungo termine un Centro Risorse per la
peer education. Attraverso questa metodologia i ragazzi diventano
soggetti attivi della conoscenza e della propria formazione, e quindi individui
capaci di scelte e comportamenti informati, supportati dai formatori e dagli
insegnanti che devono creare le condizioni affinché essi acquisiscano
responsabilità ed una capacità progettuale autonoma e possano confrontarsi tra
loro e con gli stessi adulti in un processo di arricchimento reciproco.
Dopo un percorso di formazione, che ha coinvolto tre docenti del nostro
Istituto, insieme ad altri insegnanti in servizio in diverse scuole medie
superiori, abbiamo individuato un nucleo iniziale di una decina di allievi
motivati alla peer education, e li abbiamo formati sugli aspetti
tecnico-scientifici dell’A.I.D.S. e delle M.S.T. mentre gli esperti
dell’Istituto A.D.R. hanno curato la formazione sui temi della comunicazione e
della relazione, sullo sviluppo dell’autostima, della capacità di parlare in
pubblico e di lavorare in gruppo. Il team di lavoro costituito da docenti tutor ed
esperti ha inoltre predisposto le opportunità affinché gli studenti potessero
sperimentarsi nella progettazione di attività di vario genere da proporre ai
coetanei nelle rispettive scuole d’appartenenza.
Gli interventi di peer education progettati, organizzati e gestiti dai peer educator
nella propria classe o in altre classi dell’Istituto, e coordinate da noi
insegnanti tutor, sono state oggetto di monitoraggio e di supervisione
in occasione di incontri periodici seminariali con l’équipe allargata costruita
dagli esperti e da docenti tutor e peer
educator delle altre scuole coinvolte nel
progetto. Questo ci ha consentito di realizzare interventi di valutazione
dell’intervento formativo, attraverso il confronto sugli aspetti di forza ma
anche sulle difficoltà emerse nelle varie scuole, e di predisporre gli opportuni
correttivi al progetto.
Durante gli interventi in classe i nostri
peer educator hanno somministrato ai coetanei
un questionario in ingresso e in uscita, e dalla comparazione delle risposte è
emerso un significativo grado di acquisizione delle informazioni, già messo in
evidenza dagli stessi peer nella comunicazione al XVI Convegno Nazionale
“A.I.D.S. e sindromi correlate” organizzato dall’A.N.L.A.I.D.S. a Torino nel
mese di Novembre 2002, e recentemente riproposto al Convegno Nazionale sulla
peer education che si è tenuto recentemente a Verbania nel mese di
Ottobre 2003.
La valutazione degli atteggiamenti e dei comportamenti, non è altrettanto
agevole ed immediata, ma siamo lusingati dal grado di partecipazione e
dall’interesse che i compagni hanno dimostrato, non solo durante gli incontri in
classe ma anche successivamente, in momenti e sedi informali. In conclusione, il
bilancio ormai triennale conferma la potenzialità innovativa di questo approccio
che lo fa risultare una strada privilegiata da percorrere per la costruzione di
percorsi di prevenzione primaria nei confronti dell’A.I.D.S. e delle M.S.T. e ci
induce alla prosecuzione dell’attività. Nel corrente anno scolastico 2003/2004
daremo corso alla formazione dei peer
educator di terza generazione ed è nostra
intenzione coinvolgere come destinatari dell’intervento non solo classi
dell’Istituto, ma anche alcune Scuole Medie, come abbiamo previsto nel Progetto
recentemente presentato al Concorso bandito dall’A.N.L.A.I.D.S. nazionale e
A.N.L.A.I.D.S. Lombardia, risultando tra gli Istituti vincitori in sede
nazionale. In base al percorso svolto possiamo sostenere che la peer education ha i requisiti adatti per produrre salute intesa non
solo in senso preventivo nei confronti dell’A.I.D.S e delle M.S.T., obiettivo
primario, ma nelle varie accezioni di ben-essere in senso fisico, psichico e
sociale. Questa metodologia, infatti, valorizzando non solo la dimensione
cognitiva ma anche quella affettiva, e veicolando life skills,
produce un forte coinvolgimento sia dei peer educator che dei coetanei
destinatari dell’intervento. In entrambi i ruoli gli adolescenti assumono un
atteggiamento attivo e protagonista, e accade che si possano liberare
potenzialità destinate a rimanere inespresse con un diverso approccio
metodologico.