Peer Education -
Crescere e prevenire nella relazione - 11/12 ottobre 2005
Luci ed ombre della peer education: i peer educator si raccontano
Guendalina Brucculeri, Fabrizio De Angelis, Michela
Del Grosso, Jessica Giorcelli, Emanuela Lombardo, Elisa Poggioli, Antonella
Roma, Corinna Scalici, Eleonora Trapani.: Guendalina Brucculeri, Jessica
Giorcelli, Eleonora Trapani.
P.S.I.A. “Ada Gobetti Marchesini” - Torino
L'AIDS è una grave sindrome dei giorni nostri che può colpire inconsapevolmente
chiunque e i suoi migliori alleati sono l'ignoranza e il silenzio.per questo
motivo, nella nostra scuola, l'IPSIA Gobetti Marchesini di Torino, da quattro
anni si è deciso di fare prevenzione in modo innovativo, sostituendo alla figura
istituzionale dell'insegnante quella più amichevole del vicino di banco, con il
quale ci si confida, si affrontano gli stessi problemi di un'età molto bella ma
molto insidiosa. Per questo motivo, alcuni insegnanti hanno deciso di istruire
studenti volontari a portare avanti la prevenzione attraverso l'educazione tra
pari, all'interno di un progetto formativo e con l'aiuto di psicologi e docenti.
periodo formativo iniziale ha avuto la durata di circa un anno nel quale abbiamo
imparato a relazionarci e abbiamo approfondito i metodi più efficaci per far
recepire il messaggio che avremmo dovuto trasmettere nelle classi, poi abbiamo
studiato con l'aiuto degli insegnanti la parte più teorica riguardante la
malattia. Dopo questa formazione abbiamo fatto due incontri per quattro ore
totali nelle classi prime. Oltre alla formazione iniziale ciascuno di noi ha
partecipato a seminari con studenti e docenti di altre scuole, che seguono il
progetto in rete e con esperti supervisori psicologi e medici, incontri che
tuttora ci coinvolgono a cadenza periodica.nostri interventi nelle classi come
argomenti abbiamo trattato soprattutto l'HIV, la storia e diffusione dell'AIDS,
le modalità di trasmissione e di prevenzione del contagio, affrontando gli
aspetti scientifici ma anche quelli sociali. Come strumenti abbiamo utilizzato
soprattutto il dialogo, bigliettini anonimi, il brainstorming, racconti di
testimonianze che noi stessi abbiamo raccolto dal vivo oltre che sui libri,
spezzoni di film, musica, libri, articoli, videocassette, cartelloni, il lavoro
di gruppo, giochi per “rompere il ghiaccio”, giochi di ruolo e abbiamo
verificato l'efficacia del nostro intervento attraverso un test che viene fatto
compilare prima e dopo il corso.
Questa è una breve descrizione dell'esperienza vista dall'esterno ma potremmo
parlare di un livello più profondo, più interiore, che contiene le ragioni che
ci hanno spinto ad intraprendere questo cammino, le nostre motivazioni e le
nostre aspettative. Siamo stati spinti soprattutto dal desiderio di conoscere e
far conoscere i problemi relativi all'AIDS e alle MST e di sperimentare la
metodologia dell'insegnamento tra pari. Per qualcuno di noi il progetto
rappresentava anche o soprattutto una sfida personale a migliorarsi e a imparare
a parlare in pubblico.
Nel nostro cammino non sono mancate le preoccupazioni rispetto al carico di
lavoro che avremmo dovuto reggere oltre a quello normale scolastico già
abbastanza gravoso, e abbiamo dovuto fare i conti con le ansie e le tensioni
rispetto all'intervento nelle classi, sia prima di incontrarle sia durante gli
interventi. Prima di conoscerle l'ansia nasceva dal timore di non essere
all'altezza, di non saperle gestire, di non aver la risposta a tutte le
possibili domande che i ragazzi avrebbero potuto farci, di non saper reggere
l'ansia di parlare in pubblico perché la timidezza avrebbe potuto venire a
galla, di non saper gestire classi agitate o attivare le classi disinteressate
che magari non ci avrebbero ascoltato. Quando poi ci siamo trovati realmente di
fronte ai destinatari del nostro intervento, abbiamo avuto paura di sbagliare,
abbiamo provato il disagio di sentirsi osservati, l'imbarazzo, la diffidenza
anche se poi tutto scompariva quando la classe cominciava a dimostrarsi
disponibile.classi le maggiori difficoltà che abbiamo incontrato sono state il
silenzio disinteressato e la scarsa partecipazione, anche se in genere abbiamo
riscontrato interesse e spesso abbiamo instaurato con i compagni più giovani
rapporti di amicizia che sono andati al di là dell'intervento in classe e questo
ci ha fatto molto piacere. toccato con mano che gli atteggiamenti da evitare
sono la superiorità e il distacco, e che è importante cercare di fare amicizia
perché “non siamo professori”, tollerare le provocazioni, non farsi abbattere
dal possibile disinteresse e affrontare lo scetticismo, creare un'atmosfera
gioiosa, coinvolgere e motivare, sapersi adeguare ai destinatari calandosi nei
panni altrui, in sostanza essere flessibili, ma mantenere impegno e tenacia.che
ci ha trattenuto dall'arrenderci di fronte alle difficoltà è stato l'interesse,
ma anche la voglia di fare, la passione. Se qualcuno ci chiedesse se
consiglieremmo ad altri compagni di fare quest' esperienza risponderemmo
affermativamente, ma faremmo presente che è molto impegnativa perché occorre
prepararsi bene, lavorare seriamente, ed essere davvero motivati se non si vuole
mollare con il passare del tempo.
Nel complesso l'esperienza ci ha portato ad una vera crescita: ci ha permesso di
acquisire nuove conoscenze sull'AIDS e sulle MST che possiamo utilizzare a
livello personale e che abbiamo trasmesso ai compagni, ed essendo sensibilizzati
sull'argomento tendiamo ad essere più attenti alle informazioni sull'argomento
che ci giungono attraverso giornali e televisione.migliorato varie capacità: la
capacità di parlare in pubblico, superando imbarazzo e timidezza, la capacità di
ascoltare e di mettersi in condizione di capire l'altro e comprenderne bisogni,
quella di affrontare nuove situazioni in modo meno ansioso e ancora la capacità
di essere di guida agli altri. piace e ci dà soddisfazione partecipare ai
Convegni, alle Giornate della Salute, ai seminari di confronto tra scuole, poter
rispondere agli amici che ci chiedono consigli su questi problemi o ai ragazzi
della nostra scuola che magari non abbiamo mai incontrato nelle loro classi
perché l'intervento è limitato alle prime, ma che avendo sentito parlare di noi
e del progetto vengono allo Sportello AIDS per avere informazioni. E' stato
gratificante aver vinto il premio nazionale ANLAIDS ed essere qui oggi.
gratifica collaborare al Progetto, esserne attori e promotori e poter esprimere
la nostra creatività.