English
LOGIN | MAPPA DEL SITO|
Adr
logo logo
HOME
ARTICLESv
### CONVEGNIv
LE ATTIVITA'v
### CORSIv
RICERCHEv
### PRESENTAZIONEv
CONTACTS
spacer

Peer Education - Crescere e prevenire nella relazione - 11/12 ottobre 2005

Slidev
I testiv
I peer educatorv
Altri interventiv

Nodi, snodi, matasse e cerchi: immagini del gruppo nell’adolescenza e riflessioni sulle sue potenzialità educative

Adriana Corti, psicoterapeuta
Con questo intervento intendo riflettere su alcune caratteristiche del gruppo, inteso come realtà psichica; sul significato e sull'importanza del gruppo nell'adolescenza; sulle ragioni per cui il gruppo nell'adolescenza può essere individuato come spazio educativo elettivo e quindi anche come il luogo della peer education. Il quadro di riferimento teorico dentro cui si collocano queste riflessioni è costituito dalla psicologia dinamica; molte di esse sono il frutto di cinque anni di lavoro come formatore di peer educator .piace introdurre il tema con l'immagine del NODO. Essa è evocata da un gioco di dinamica gruppale che ha avuto molto successo con i nostri ragazzi. Questo gioco è risultato assai gradito agli adolescenti, perché esso fornisce la possibilità di utilizzare movimento e fisicità, due elementi che sono fase specifici. Esso prevede che i partecipanti si dividano in piccoli gruppi di 6-8 membri. Ogni membro del gruppetto dovrà tendere la mano sinistra davanti a sé e contemporaneamente prendere la mano sinistra della persona che ha di fronte; quindi tutti tenderanno anche la destra, afferrando la mano destra di un'altra persona. Il compito è districare il nodo di braccia incrociate allentare la stretta delle mani. Il risultato finale dovrebbe essere SNODARSI, cioè formare un cerchio di persone che tengono per mano le persone che hanno di fianco. Lo scopo del gioco è fornire ai partecipanti un'opportunità di lavorare in squadra e scandagliare le possibilità del lavoro di gruppo. La possibilità di successo infatti è subordinata alla capacità di coordinare i movimenti, di non agire senza pensare, di non affastellare le indicazioni, di accettare l'idea degli altri, ma nel contempo di non rimanere inerti e passivi, di non estraniarsi dal gruppo, di non avere atteggiamenti individualistici e rinunciatari. Il gioco evidenzia anche la prospettiva problematica del gruppo: il successo non è garantito a priori e le energie debbono essere incrementate e valorizzate affinché il gruppo stesso possa diventare elemento positivo di crescita.polarità nodo-cerchio, entro la quale si sviluppa dinamicamente il gioco, ci offre una doppia rappresentazione per immagini del concetto psicologico di gruppo, mettendone significativamente in risalto l'ambiguità.'altra parte nodo, groviglio, viluppo, sono proprio il significato etimologico del temine “gruppo”, (germanico Kruppa): quindi è evocata una situazione di aggregazione tendenzialmente indistinta in cui i singoli elementi non sono facilmente percepibili, proprio perché in un , in un , in un , che può soffocare (pensiamo al “groppo in gola).seconda immagine, il cerchio, individua una seconda dimensione, meno angosciante, del gruppo. Infatti nel gioco il cerchio è il risultato del lavoro del gruppo, del possibile armonico convergere delle intenzioni e degli sforzi. Nel cerchio il legame tra i componenti è instaurato sulla base della riflessione e della collaborazione e permette a ciascuno di avere il suo “posto” e di essere “visibile”. (Pensiamo ai cavalieri di re Artù, alle danze folcloristiche in cerchio, ai dibattiti in tavola rotonda, ecc ). vedremo, secondo la prospettiva bioniana, il nodo può simboleggiare il gruppo in assunto di base, il cerchio, invece, il gruppo in assetto di gruppo di lavoro. ò che contraddistingue il gruppo in senso psicologico sono i fenomeni connessi con relazione, che si instaura come rete e legame di affetti a prescindere dal “compito”, comunicazioneche avviene anche, se non prevalentemente, tramite codici affettivi, 'appartenenza, come sentimento non come norma, e tutti i dinamiciche connettono gli attori del gruppo. Il gruppo è generatore di à (o di parte delle identità) dei singoli partecipanti i quali assumono e ricevono in tal senso specifici e differenti. Il gruppo è diverso dalla somma delle parti, è un ,una vera e propria entità psicologica che ha umori e reazioni, uno spirito, un'atmosfera, un clima, degli stati mentali. in questo concetto di gruppo è che esso è visto come luogo di accensione e sviluppo di affetti e di accadimenti emozionali, ricettacolo quindi e luogo di incubazione anche delle parti inconsce, irrazionali e primitive dei suoi membri. Bion chiama questi aspetti “assunti di base” proprio per indicarne il loro carattere involontario, automatico ed inevitabile in ogni situazione di gruppo. Essi si manifestano con fantasie inconsce di fusione, perdita dell'individualità, sentimento di dipendenza, (Dipendenza) idealizzazione del gruppo e aspettative messianiche di soluzione dei conflitti e delle frustrazioni (Accoppiamento), o all'opposto sentimenti di odio e attacchi distruttivi contro un supposto nemico o fuga da esso (Attacco-Fuga).aspetti primitivi, irrazionali e inconsci si sovrappongono gli aspetti più evoluti e razionali del cosiddetto “gruppo di lavoro”,che sono indirizzati al “fare”, al cooperare, al coordinare pensieri ed azioni in vista della realizzazione dell'obiettivo comune, giacché ogni gruppo, per quanto casuale, si costituisce per fare qualcosa. queste configurazioni psichiche del gruppo sono compresenti e contrapposte del gruppo; per cui il complesso delle dinamiche di gruppo si svolge su entrambi i livelli, che si ostacolano o si favoriscono a seconda del prevalere delle diverse tendenze emotive.riportato le linee fondamentali di questa teoria perché essa permette di comprendere meglio alcune caratteristiche che sono comunemente osservate nei gruppi di adolescenti, di dar ragione dell'importanza del gruppo dei pari in questa fase evolutiva e di riflettere sul perché la peer education è importante e può avere una funzione educativa.
Il gruppo è generatore di identità in una fase di ancor larvale consapevolezza di sé. Alla domanda tipica dell'adolescente “Chi sono io in questo momentoil gruppo offre un'identità sincretica, noi.
'idealizzazione del gruppo(“il migliore gruppo del mondo”) è base e sostegno delle fantasie grandiose autogenerative (“son fatto da me”) e di quelle onnipotenti di immortalità, proprie dell'adolescenza (“stiamo uniti non potrà accederci mai nulla di male”).gruppo permette, attraverso dipendenza, fenomeni di mimetismo, di rinuncia all'individualità che consentono di fronteggiare il senso del limite individuale, che si fatica ancora ad accogliere.gruppo appartenenzacome sentimento di “in comune qualcosa di prezioso da”. Essa si fonda per lo più su un patto implicito, ma assai vincolante che genera norme cui ciascuno si attiene fedelmente, pena il venir meno del gruppo.gruppo affettivamentegli adolescenti che cercano di emergere dal fantasma fusionale materno.gruppo l'adolescente cerca una affiliazionenel momento in cui tende a misconoscere quella familiare. Qui la protezione ed il nuovo riconoscimento sono prodotto scambievole di tutti a tutti, secondo codici affettivi di fratellanza.gruppo l'adolescente sperimenta modalità relazionali e comunicativeda cui si sviluppa e culturagruppo gli adolescenti \ricevono ruolialtrove difficilmente sperimentabili, che permettono di scoprire nuove parti di sé. (Importante ad es. il leader affettivo e quello operativo)dimensione psicologica del gruppo di lavoro, tramite la discussione, il confronto e lo scambio, consente lo della capacità riflessiva
generale l'uscita nel mondo impone all'adolescente una serie di prove che sembrano meno temibili e difficili se sono precedute da una sorta di apprendistato all'interno della microsocietà dei pari e questa inoltre può essere il luogo della definizione di quel progetto esistenziale senza il quale l'uscita nel mondo non può realizzarsi. Il gruppo dei pari è una sorta di protosocietà che assolve a compiti specifici di preparazione alla vita futura nella comunità degli adulti (Charmet, 2000). osservazioni trovano una conferma nella teoria dello sviluppo della psicoanalisi relazionale di discendenza freudiana. A partire dalla Klein e da Bion si sono sviluppate ipotesi sulla formazione psichica dell'individuo che pongono il focus non sull'apparato istintuale, ma sull'interiorizzazione precoce delle relazioni e sui processi di identificazione, attraverso cui l'alterità si imprime nel bagaglio genetico individuale tanto da costituirne la personalità nella sua assoluta individualità.
E'stato così definito il modello della “struttura relazionale” del soggetto nel suo divenire.modello può sinteticamente essere descritto secondo diverse specificazioni che si sono succedute, aggiunte, ulteriormente definite.Klein privilegia la relazione primaria duale, quella della madre e del bambino, che si fonda su di un continuo gioco di introiezioni e proiezioni. L'interesse è soprattutto orientato all'analisi delle fantasie che rappresentano questa relazione e dei sentimenti ed affetti che la colorano. ricerca di Bion si concentra invece soprattutto sullo sviluppo del pensiero. I processi cognitivi si strutturano attraverso un'elaborazione ampliamente inconscia che si basa sulle differenti storie personali, sulla sedimentazione di esperienze diverse e diverse capacità di apprendere da queste esperienze. In generale lo sviluppo cognitivo non è possibile se l'individuo non trova, negli apparati mentali degli adulti con cui è in relazione, dei contenitori psichici efficienti ed efficaci.questo modello la nascita psichica dell'individuo è il risultato di un processo dialettico tra quanto di specifico questo soggetto ha potenzialmente in sé e l'interiorizzazione delle presenze esterne con cui originariamente si confonde. Ne segue che, se è vero che il “cucciolo umano” è biologicamente predisposto ad esempio a poter pensare e parlare, è altrettanto vero che soltanto attraverso l'innesco del dato “sociale” dell'insieme delle persone che si prendono cura di lui che queste potenzialità si sviluppano. In assenza di relazioni il pensiero non si costruisce, le emozioni non si modulano, il comportamento non si regola, il soggetto umano non diviene, cioè non si trasforma. , cioè nelle fasi iniziali della vita, l'individuo è “confuso”, letteralmente “fuso insieme” con le persone che lo accompagnano e lo segnano nel suo sviluppo, l'Io poi per tutta la vita cercherà di emergere, per lo più assai faticosamente, da questa indistinzione, per poter realizzare i suoi compiti specifici e manifestare la propria singolare creatività; ma con quegli innesti precoci si misurerà per definirsi in modo distintivo e anche per riconoscere gli altri.questi motivi, secondo il modello che stiamo esaminando, la mente è essenzialmente “gruppale” e il gruppo, cioè l'insieme delle relazioni dentro le quali l'individuo è inserito, è psichicamente e non soltanto cronologicamente anteriore all'individuo.sono soffermata su queste formulazioni teoriche perché ci aiutano a dar senso, attraverso un approccio psicodinamico, a quanto generalmente osservato nei gruppi di adolescenti. un po' mi sembra si possa dire che come la prima nascita cognitiva, affettiva, relazionale del “figlio” proceda in larga misura dal legame di affetti, cure, investimenti del gruppo familiare, così la possibilità di nascita di un soggetto sociale proceda a sua volta da un analogo lavoro affidato al gruppo dei coetanei. Il passaggio attraverso il gruppo è solitamente indispensabile per l'approdo all'età adulta e per evitare il rischio di rimanere assorbiti in una posizione infantile e dipendente che non permette di misurarsi con i compiti evolutivi. In questo senso possiamo dire che il gruppo nell'adolescenza si dà l'incarico, inconsciamente, di “educare” i suoi membri, cioè, in senso letterale, di guidarli fuori dalla condizione di figli verso quella di adulti. Per conseguire questo obiettivo il gruppo instaura processi di identificazione e di legame che tendono da un lato a ridurre le asimmetrie di ruolo e di potere sperimentate nei rapporti genitore-figlio, dall'altro a produrre comunanza, condivisione, rispecchiamento, dialettica di esperienze. gruppo fornisce al soggetto adolescente la possibilità di affrontare in modo mediato, attraverso l'esperienza di altri pari, prove che in prima persona non ha ancora sentito mature per sé o che le circostanze della vita non gli hanno ancora permesso di vivere direttamente. O, reciprocamente, il gruppo fornisce un contenitore affettivo in cui “depositare” le proprie esperienze nuove e turbanti e da cui ottenere rassicurazione, riconoscimento, conferma, sostegno.
Ciò si verifica potentemente nell'ambito delle esperienze sessuali. Su questo versante è fondamentale il piccolo gruppo di amici dello stesso sesso. E' qui che l'arcano, il misterioso, il vagheggiato, cioè il fatidico incontro con il partner, può essere dagli uni fantasticato ed anticipato, oppure affidato, offerto al gruppo dagli altri, più “esperti”, affinché, attraverso la parola, l'esperienza di qualcuno possa diventare una rappresentazione a tutti comune, cioè “del” gruppo che, mediante qualche suo membro, ha ampliato la sua conoscenza complessiva.a questo proposito questa scena dal film Come te nessuno mai”
due gruppi di ragazzi e ragazze, tutti amici tra loro, si incontrano separatamente e contemporaneamente, non ci sono attività, parlano tra loro in un'atmosfera di intimità e scambio. Il regista per rendere ancora più evidente la simmetricità delle situazioni spesso sovrappone le immagini. Il tema è identico: come si affronta e che cosa si prova nell'incontro intimo con il proprio partner, ma il focus è diverso, perché diverso è il punto cruciale per i due sessi. i ragazzi dominante è la prestazione: quali gesti fare, da dove incominciare, come riuscire a prolungare i tempi della prestazione. Sembrerebbe a prima vista un modo molto concreto, poco romantico di guardare all'incontro, ma non è assolutamente così. Intanto i ragazzi sono sdraiati a guardare le stelle (che non si vedono a causa delle luci della città) e poi lo scambio delle battute rivela l'intenso desiderio di essere visti, riconosciuti, amati dal fantasma vagheggiato: “bisogna riuscire ad aspettare” “prima o poi il momento arriva”, “io voglio una che si innamori di me” “ beato te che la ragazza ce l'hai, tienila stretta”. Vediamo meglio la dinamica interna al gruppo maschile: il ragazzo più esperto è in questo momento il leader del gruppo e il suo compito da tutti riconosciuto è quello di offrire agli altri elementi di conoscenza che li possano aiutare ad affrontare esperienze analoghe con migliori possibilità di successo; contemporaneamente il dialogo e lo scambio permettono di far scendere l'ansia dell'attesa attraverso la condivisione. Il leader stesso utilizza il gruppo per meglio rassicurarsi e rafforzarsi nella consapevolezza delle sue capacità, in un rispecchiamento che consente un rinforzo narcisistico. Lo scambio e l'apprendimento reciproco sono resi possibili da un vissuto empatico sotteso e poi esplicitato: cioè la comunanza di un quadro di valori sulle tematiche amorose e di un aurorale progetto di vita. Questo è in parte identico a quello delle ragazze: l'incontro sessuale non come esperienza “usa e getta”, ma come occasione per soddisfare un grande desiderio di amore. Tuttavia in questa messa a fuoco delle aspettative adolescenziali reciproche si rimarca in modo esemplare la differenza tra maschio e femmina. Se il maschio chiede la verifica della sua capacità e del suo valore, la femmina raramente lo segue su questo percorso, a meno che non ritrovi aspetti di tutela, sicurezza ed affinità che le permettano di idealizzare l'innamorato come “vero uomo”. Da qui le delusioni e le spesso dolorose vicende dei primi innamoramenti che anche lo sviluppo successivo del film testimonia. L'esame del mondo intrapsichico degli adolescenti ci porta però lontano dal nostro tema.ò che ci preme sottolineare in questa situazione e nell'evoluzione della storia filmica è 1) che il gruppo monosessuale assume la funzione di coro e co-protagonista della definizione del soggetto in vista di compiti evolutivi importanti, RETE di sostegno e rifugio, luogo di apprendimenti; 2) che in questa circolarità di scambio esperienziale e di apprendimento sono del tutto esclusi gli adulti, 3) che la rete gruppale e i singoli ruoli si ridefiniscono quando nel più ampio gruppo eterosessuale si ridisegnano le coppie amorose e la solidarietà tra fratelli diventerebbe un vincolo evolutivo e non un'occasione, una facilitazione.
l'esperienza del gruppo (cioè delle relazioni interindividuali), e nel gruppo (le conoscenze maturate in esso) attraverso questa sorta di spazio psichico allargato, gli adolescenti apprendono; per lo più senza saperlo, per influenza reciproca, per osmosi, sulla base di una rete di empatia e di affinità non esplicitate, ma vissute. la psicoanalisi di matrice bioniana ci offre l'opportunità di capire perché questi apprendimenti siano così forti e ci dà l'occasione di trovare un fondamento teorico e metodologico alla peer education. Possiamo infatti pensare che un conto sia apprendere qualcosa, che significa imparare dei contenuti e delle informazioni, un altro sia apprendere qualcosa, che significa elaborare attraverso il filtro della propria storia ciò con cui si è entrati in contatto, in relazione anche affettivamente. 'apprendimento dall'esperienza mette in gioco mente, affetti e vita in un processo complesso ed in parte inconscio, ma assai più efficace dell'apprendimento teorico, perché riproduce il modo originario dei nostri primi apprendimenti.ogni nuova conoscenza deve potersi inscrivere nel quadro dei valori fondanti il patto associativo che il gruppo ha tacitamente sottoscritto e a cui i singoli si attengono, altrimenti non è assunta nel quadro culturale del gruppo stesso. La ricerca analitica sui gruppi concorda nell'affermare che il gruppo ha il potere di indurre modificazioni più o meno durevoli nella mente individuale. Nel caso dei gruppi di adolescenti si evidenzia poi, come elemento fase specifico, che “i confini della mente dell'adolescente sono straordinariamente porosi”, proprio nei confronti delle informazioni che provengono dal livello orizzontale, mentre invece sono assai impermeabili agli insegnamenti, minacce, paure che provengono dalla cultura degli adulti (Charmet,2000).peer education prende le mosse dall'assunzione metodologicamente consapevole di queste caratteristiche strutturali e funzionali del gruppo adolescente e si dà l'obiettivo di massimizzarne le valenze educative positive, riducendone al minimo i rischi involutivi. avere un gruppo e stare in un gruppo è una fase esperienziale cruciale per l'adolescente, come passaggio per approdare all'età adulta, il buon esito di questo processo non è garantito; esso resta una sfida che ha migliori probabilità di essere vinta se le potenzialità evolutive del gruppo (che possono anche non diventare mai attuali, anzi involvere e soffocare) sono dinamizzate e riescono a tradursi in spinte creative. Nel nostro gioco del nodo lo “sviluppo” richiede la presenza di leader affettivi ed operativi, senso attivo di appartenenza, una certa fiducia nelle proprie ed altrui capacità di affrontare e risolvere “i nodi”, forza per non farsi risucchiare in posizioni rinunciatarie e nichilistiche, ecc Nei gruppi naturali tutto ciò può non esprimersi in modo facile e chiaro e allora la capacità educativa del gruppo si essicca e disperde. rischi involutivi possono nascere da un'esasperata autoreferenzialità, esclusività e chiusura del gruppo medesimo, che si può bloccare in una situazione di omeostasi: ci si avvolge nel gruppo come in una matassa in cui “si sta”, anche se non si progetta nulla insieme, anche se ci si annoia, anche se ci sono tensioni e conflitti, perché soltanto al suo interno ci si sente “contenuti” e capiti.il gruppo si avvolge e chiude in se stesso ne consegue un rallentamento del processo di individuazione dei singoli soggetti, che si traduce nel ribaltamento dialettico dei compiti educativi del gruppo stesso. ' proprio su questo snodo che possiamo collocare le nostre esperienze di “progetti di peereducation peer educator”. Ho sottolineato i due genitivi, perché la metodologia adottata nella formazione in gruppo dei peer educator punta da un lato a portare alla luce e valorizzare competenze, valori e saperi specifici degli adolescenti, che esistono sotterraneamente nella cultura dei gruppi di pari, in modo da facilitare il compito evolutivo ad essi inerente. Dall'altro si dà come obiettivo quello di favorire l'assunzione di responsabilità da parte dei giovani coinvolti, affidando alla loro creatività, alla loro competenza specifica di adolescenti, accresciuta attraverso il training formativo, il compito della definizione dei progetti di prevenzione da attuare nei contesti in cui operano, per questo i progetti sono “dei” peer educator. A tal fine:
Le tecniche e gli strumenti formativi cercano di essere il più vicino possibile ai modi di essere e di esprimersi dei giovani, utilizzando comunicazione a due vie, espressioni corporali e grafiche, musica, ballo, role playing, alternati a momenti di riflessione sia sul qui ed ora delle esperienze messe in atto, sia sui temi generali oggetto di formazione.gruppi di formazione sono medi (15-20 ragazzi), quindi assai vicini alla dimensione dei gruppi classe, in modo che le dinamiche esperite possano essere paragonabili a quelle attese. Gruppi più piccoli hanno una rete relazionale diversa.
I gruppi sono formati mescolando il più possibile le scuole di provenienza in modo da favorire la “contaminazione culturale” tra gruppi e la possibilità di confrontare esperienze diverse. formazione mira sia ad incrementare capacità relazionali, comunicative e di gestione dei gruppi, sia a saper essere gruppo di lavoro capace di produrre specifici lavori di gruppo. primario è quello di fornire ai ragazzi coinvolti l'occasione di prendere un contatto positivo con le proprie capacità, di avere fiducia in esse, di coltivarle con impegno e pazienza.
E' certamente significativo che anche il titolo di questo convegno “Porgi l'orecchio la peer education non si ferma mai” sia un prodotto degli stessi peer. Questa è immagine sintetica finale di una rafforzata autostima, di interesse a conoscere, di capacità di lavorare in gruppo, di apertura alla conoscenza e cooperazione con “stranieri” provenienti da altri territori gruppali.mi sembrano alcuni tra i più importanti risultati formativi conseguiti durante questi anni di lavoro e testimoniati, nei fatti, dalla ricchezza, proliferazione e continuità nel tempo dei progetti realizzati, dall'aumento a cascata dei peer formati e dai feedback che da questi provengono.piace chiudere con una metafora di Meltzer “ il gruppo degli adolescenti è un po' come l'arca di Noè: quando il diluvio è passato gli animali escono dall'arca a coppie”.il nostro lavoro ci auguriamo di poter contribuire a fornire ai ragazzi con cui operiamo strumenti appropriati ed utili per affrontare la burrascosa fase della transizione adolescenziale, facilitando anche un responsabile approdo verso l'adultità.





Bion W.R., nei gruppi, Armando, Roma, 1971W.R., dall'esperienza, Armando, Roma, 1972J.B., Duez B., Kaës R. e altri, legame gruppale nell'adolescenzaBorla, Roma, 2000D, strutture sessuali della vita psichica, Armando, Roma, 1983D, Individualità e gruppalità, Boringhieri, Torino, 1987C., , Borla, Roma, 2001Charmet G., nuovi adolescenti, Raffaello Cortina, Milano,2000
 
Copyright ©ADR - P.IVA IT 10985750156