Peer Education -
Crescere e prevenire nella relazione - 11/12 ottobre 2005
LA PREVENZIONE A SCUOLA:DALLE VECCHIE STRATEGIE ALLA PEER EDUCATION
Vittoria BOSSOLASCO
Nell'attività di prevenzione rispetto a comportamenti a rischio, la scuola si
trova oggi ad un bivio: gli studenti possono ancora essere relegati, come è
stato fatto per anni, nel ruolo di destinatari passivi dei progetti di
educazione alla salute o, nell'ambito di un nuovo paradigma, possono essere
riconosciuti come portatori di competenze e protagonisti del proprio
benessere.prima prospettiva, quella tradizionale, i progetti sono elaborati da
alcuni docenti sulla base di una più o meno attenta analisi dei bisogni
formativi degli studenti e in casi estremi in risposta a qualche emergenza che
si presenta a scuola o di cui si ha notizia dai mediaL'intervento si articola in
uno o più incontri,condotti dai docenti stessi o in alternativa da esperti
esterni, a cui ci si rivolge per ottenere un intervento competente o per
delegare la “risoluzione del problema”. Nei casi migliori docenti ed esperti
operano in modo sinergico mettendo in campo le rispettive competenze e
professionalità. 'attenzione progettuale si rivolge soprattutto ai contenuti, in
genere argomenti di carattere sanitario, essendo data per scontata la modalità
comunicativa di tipo trasmissivo, rassicurante nella sua prevedibilità per chi
la mette in atto, ma obsoleta e non sempre sufficientemente coinvolgente se
vista dalla parte degli studenti, con conseguente scarsa efficacia e mancato
raggiungimento degli obiettivi educativo-formativi. 'assunto sottostante a
questo modello è che gli adulti, docenti ed esperti esterni, sono i detentori
del sapere e possono riversarlo nelle menti più o meno recettive degli studenti
attraverso un'attività comunque episodica, un evento che essendo circoscritto
nel tempo è una sorta di una parentesi che si apre e si chiude velocemente nel
percorso didattico ordinario. ricaduta negli studenti sul piano degli
atteggiamenti e dei comportamenti ha durata generalmente limitata, e spesso non
resta traccia nel clima scolastico, anche perché docenti ed esperti in quanto
adulti sono vissuti come figure estranee, distanti per età e/o per ruolo e
quindi incapaci di “entrare” nel mondo giovanile. Accade che il messaggio non
sia percepito oppure giunga alla mente dell'adolescente veicolando informazioni
senza però incidere sui suoi atteggiamenti e comportamenti. prospettiva
alternativa consiste nel riconoscere gli adolescenti come attori primari della
promozione del proprio benessere, in grado di progettare e realizzare azioni per
prevenire comportamenti contrari alla salute. Si tratta di creare le
precondizioni perché attraverso la educationgli studenti diventino risorsa per
la costruzione di percorsi che li coinvolgono direttamente. In quest'ottica essi
entrano a far parte dell'équipe di lavoro con gli adulti, con i quali si
confrontano sia sui contenuti da presentare ai coetanei, sia sulle modalità di
comunicazione e gestione delle dinamiche di gruppo.
Dopo aver appreso informazioni, atteggiamenti e comportamenti attraverso un
percorso formativo condotto dai docenti e dagli esperti che prevede
l'interazione con coetanei di altre scuole, gli studenti che diventeranno
educatori dei loro compagni di classe o di Istituto vengono reinseriti nel
gruppo dei pari che si configura alloracome
ambiente privilegiato di esperienze di formazione.
In questo modo il generazionale, spesso nemico dell'efficacia educativa degli
interventi condotti da adulti nei confronti degli adolescenti, viene superato
perché il messaggio passa tra coetanei, ricalcando una modalità comunicativa
quotidiana che è veicolo naturale ed ordinario di informazioni ed atteggiamenti.
A loro volta gli allievi che hanno appreso informazioni, atteggiamenti e
comportamenti dal confronto con i educatorpotranno essere educatorper altri
allievi, in una circolarità virtuosa che fa leva sul processo di identificazione
attraverso cui i giovani si riconoscono nei loro coetanei.
Con la education non solo si promuove salute facendo informazione con modalità
adeguate agli studenti, ma anche benessere, perché questa strategia consente di
attivare nella scuola sia nuove dinamiche relazionali tra gli studenti e tra
studenti e docenti, sia un maggior coinvolgimento degli studenti ed una vera
condivisione degli obiettivi formativi da parte di docenti ed allievi.
Nel clima di collaborazione che riconosce e
valorizza non solo la dimensione cognitiva ma accanto ad essa anche quella
affettiva può prodursi crescita e cambiamento.
Dalla nostra esperienza possiamo concludere che è possibile usare con successo
la educationper fare prevenzione nei confronti dell'AIDS e delle MST. La
educationconsente infatti agli studenti di affrontare ed elaborare le ansie
suscitate dalle riflessioni sull'AIDS, evento dalla forte risonanza emotiva,
evitando il cristallizzarsi in un vissuto di impotenza o la messa in atto di
meccanismi di negazione, entrambi negativi ai fini di prevenzione e che
vanificano l'intervento che accompagnano
Nel momento in cui gli adolescenti sono riconosciuti come portatori di
competenze, e si rimanda loro questa immagine, esistono buone probabilità che
essi mettano in atto un comportamento consapevole volto ad evitare il contagio,
nell'ambito di uno stile di vita orientato alla prevenzione. In questo modo
l'AIDS da “evento fatale” rispetto al quale è impossibile intervenire ed opporsi
si passa all'AIDS, “malattia infettiva che si può prevenire”, spostando il fuoco
dell'attenzione al contagio, “evento evitabile”.
Se nel primo caso l' evocazione della malattia può relegare qualunque soggetto,
e a maggior ragione l'adolescente, in una situazione di impotenza o scatenare
meccanismi di negazione che vanificano l'intervento stesso, nella seconda
eventualità, il fatto di indirizzare l'attenzione al contagio restituisce la
possibilità di mettere in atto un comportamento consapevole attraverso cui
prevenirlo, nell'ambito di uno stile di vita orientato alla salute.
Accettando di mettere in atto la education,la scuola deve accordare fiducia
all'équipe di lavoro: deve credere che non si tratta di “perdere tempo”, di
“fare aggregazione fine a se stessa”, di “alleggerire l'attività didattica”. Si
tratta di un impegno non indifferente sia per gli studenti, invitati ad
assumersi nuove responsabilità, sia per i docenti che nella veste di sono
chiamati a ripensare a come spendere le proprie competenze e a come
riorientarle. E' necessario che essi diventino facilitatori per gli studenti,
potenzino nei ragazzi le risorse individuali e di gruppo, li accompagnino li
accompagnino nel loro cammino di ricerca e di scoperta, con l' attenzione a
stabilire di volta in volta la distanza ottimale, per non ricadere nel modello
trasmissivo.
È probabile che inizialmente ci si trovi a fare i conti con qualche difficoltà
ma nel procedere del percorso i risultati in termini di efficacia sugli
studenti, a livello personale e collettivo, ripagano tutti coloro che hanno
profuso impegno, intervenendo nell'attività a vario titolo.