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Peer education

“Non avevo mai fatto caso ai colori, alle nuvole
fino a che tu non mi ci hai fatto pensare.
Prima per me non esistevano.”
                              I ragazzi della 56° strada  F.F. Coppola


La trasmissione delle conoscenze, atteggiamenti, delle credenze e dei valori, è sensibile all’esempio, alla testimonianza e all’influenza degli altri. Ma affinché questa trasmissione sia efficace si deve trattare di persone “simili” a noi: la vicinanza per età, ruolo, l'appartenere allo stesso "gruppo" sono elementi determinanti per la creazione di un canale comunicativo privilegiato.

La peer education utilizza questo processo per raggiungere i propri obiettivi.

Nata nell'Inghilterra dell'Ottocento come metodo per risparmiare sulle spese di istruzione, formando dei ragazzi che andavano ad insegnare le materie scolastiche tradizionali a loro compagni, la peer education riveste ad oggi un ruolo di primo piano negli ambiti dell’educazione alla salute ed al benessere in vari gruppi di popolazione.

L’idea è che alcune persone “esperte” su un argomento possano parlarne con dei pari, scambiando opinioni ed esperienze, confrontandosi, per trovare soluzioni possibili, il tutto in un clima naturale e senza imposizioni, dove chi sa di più non si erge a docente ma a colui che ha a cuore il trasmettere certe informazioni, sperando che la sua testimonianza possa influenzare positivamente chi accetta di entrare in scambio dialettico con lui.

Particolare impulso hanno avuti in questi ultimi anni i progetti di peer education destinati alle scuole, nati all’inizio soprattutto nell’ambito dell’educazione alla salute su temi quali la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse, il fumo, l’uso di sostanze, il benessere scolastico. Il motivo principale di questa diffusione è stato il rendersi conto che i messaggi sulla salute calati dall’alto, dagli “adulti”, avevano poca presa su questo tipo di popolazione. Perché è difficile stabilire  un contatto vero se il messaggio viene percepito come proveniente da un mittente con il quale non ci possiamo identificare. Se lo stesso messaggio viene invece veicolato da coetanei, attraverso una discussione, un coinvolgimento emotivo, magari delle attività ludiche fatte insieme, il messaggio “passa”.

Da un’intervista di peer junior (che stanno intraprendendo il corso di formazione per diventare peer educator) ai peer senior (che hanno già fatto interventi di peer education):

Peer junior – Quand’è che prendete coscienza che siete dei peer educator?

Peer senior – Non ne prendi mai coscienza.. io parlo coi ragazzi come parlo con te. Il bello è quello. Io non sono nessuno, sono una persona normale che ne so solo un pochino più di te e ti sto aiutando a non sbagliare.

L’efficacia della peer education è in questi ultimi anni confermata da numerose ricerche.

 
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