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LE COMPETENZE RELAZIONALI NEL RAPPORTO MEDICO E PAZIENTE: MODELLI E PERCORSI DI SVILUPPO

Intelligenza emotiva, neuroscienze, medicina narrativa: conoscenze per l’ascolto empatico

PREMESSA

Uno sguardo, anche fugace, alla storia delle idee consente di cogliere eventi che si ripetono con una certa costanza. Pensiamo, ad esempio, alla ciclica riscoperta di idee trovate e ri-trovate nel divenire del tempo. È il mutare dei linguaggi, dello sfondo, del contesto che può trarre in inganno facendo apparire come nuove, osservazioni che nascono fin dagli albori del pensiero. Ma non solo i nuovi saperi danno nuova vita a lontane conoscenze: è la limitatezza della memoria generazionale che condanna l’umanità ad una sorta di fatica di Sisifo, sì che dopo poche generazioni perdiamo il ricordo della storia anche recente, e in specie della memoria esperienziale.

Possiamo anche possedere un sapere razionale, ma dimentichiamo il senso profondo e emotivamente trasformativo di quel sapere, dimentichiamo da quali faticosi eventi, dolorose prove scaturisce. Tuttavia, i nuovi linguaggi, le nuove prospettive consentono una comprensione spesso più profonda e rinnovata. Riscoprire saperi, ri-genera l’esperienza e l’influenza che possono avere sul piano delle scelte e dei comportamenti.

LA RELAZIONE MEDICO E PAZIENTE

Questa premessa è necessaria per chi opera da oltre 30 anni nell’ambito della relazione tra medico e paziente, nella consapevolezza della sua centralità nei processi di cura.

Già negli anni 80 del secolo scorso poteva apparire, ad una osservazione immediata, scontato un discorso sulla relazione di cura.

Ricordavamo già allora quante pagine fossero state scritte sui temi della cura sia da psicologi, psichiatri, filosofi, sia da grandi scrittori. Difficile pensare di poter superare l’intensità, la profondità di quelle intuizioni e speculazioni.

Eppure, già allora, richiamare l’attenzione sulla esperienza di malattia di Ivan Il’ic, sulla sua tragica solitudine frutto della stolida ottusità dei familiari, o sulle riflessioni e i sogni del dottor Isak Borg in viaggio verso Stoccolma apriva finestre su mondi quasi sconosciuti ai medici, agli infermieri e a molti operatori sanitari. La lista sarebbe infinita sia per le opere d’arte, sia per quelle scientifiche (psicologiche e sociologiche, si pensi ancora alla Malattia come metafora della Sontag o agli scritti di Elisabeth Kübler-Ross, o, ancora, alle testimonianze di Nise da Silveira per una psichiatria più umana che univa cura ed espressione artistica).

Nei convegni di allora nascevano confronti dialettici accalorati, quando si faceva cenno alla medicina come arte, che, invece, veniva valorizzata, principalmente, per la sua, apparentemente esclusiva, oggettività. L’insegnamento universitario al letto del paziente mostrava gravi lacune. Un esempio per tutti: il discutere dinnanzi al paziente come se non esistesse; ma, in fine, realmente non esisteva come individuo, come soggetto.

 

LA RELAZIONE MEDICO E PAZIENTE OGGI

E oggi? La mia, la nostra esperienza si divide tra la condivisione con medici esperti, prossimi alla pensione, consapevoli del valore della relazione, con i quali si è lavorato per anni e che sono stati, e ancora sono testimoni di una relazione che fa dell’ascolto un momento centrale; con studenti in medicina e specializzandi desiderosi di avvicinarsi al paziente con rispetto e empatia (ma questo avveniva anche in passato) e giovani medici smarriti dinnanzi all’enormità del compito che li aspetta. In questo caso illuminanti sono i racconti dei pazienti. Penso ad esempio ai pazienti oncologici, o affetti da malattie neurodegenerative. Ogni parola del medico nel corso delle visite di controllo, ogni cenno del volto viene osservato, scrutato quasi fosse un segno del destino futuro da interpretare o carpire, da aruspici sofferenti e intimoriti. E, purtroppo, i medici spesso non sembrano consapevoli delle competenze relazionali necessarie per la cura, necessarie in misura non certo inferiore che per la terapia e la valutazione diagnostica, e di una natura tale da non poter essere trasmesse con la stessa metodologia delle competenze tecniche.

L’incontro con il paziente diviene così fonte di disagio: sia per il paziente, che percepisce il medico lontano; sia per il medico che si misura con emozioni che non riconosce o che lo intimoriscono: via attraverso cui si insinua l’esperienza del burn-out, della fatica emotiva.

LA RELAZIONE MEDICO E PAZIENTE E I NUOVI MODELLI DELLA MENTE

La mente, realtà complessa che prende vita dall’attività del cervello e dall’incontro, dalla relazione con l’altro, non può essere compresa grazie ad un unico modello teorico, come già ricordava Carl Gustav Jung nella prima metà del secolo scorso. Tanti modelli possono essere pensati e ognuno illumina aspetti differenti della mente. Ipotizzare possibili funzionamenti, consente anche di individuare percorsi di sviluppo e crescita, aiuta a utilizzare meglio la nostra mente.

Tra questi merita particolare attenzione il modello dell’Intelligenza Emotiva proposto da Mayer e Salovey nel 1990, reso popolare nel 1995 da Daniel Goleman, forse anche eccessivamente. Popolarità che ha inflazionato il modello, favorendo un uso superficiale e generico. Tuttavia, i presupposti su cui si basa la teoria sono solidi, e trovano validi supporti anche dalle evidenze delle neuroscienze.

Il modello della Intelligenza Emotiva unisce due opposti: la razionalità e le emozioni. Due funzioni della mente ritenute nel passato inconciliabili.

Oggi sappiamo che le emozioni condizionano scelte e comportamenti: il pensiero è influenzato dalle emozioni. È quindi necessario essere consapevoli delle emozioni che sperimentiamo, che divengono bussola per orientarci e sostengono le nostre capacità intuitive. La comprensione delle nostre emozioni, il dare nome a ciò che sperimentiamo, sentiamo rappresentano il primo momento di sviluppo della IE. Ma non tutto quello che sentiamo è a priori illuminante: come differenziare quindi le condotte emotive, dalle condotte consapevoli? Come e quando l’emozione si integra con l’intelligenza? Solo un percorso esperienziale può aiutare a discriminare e comprendere.

Il rapporto medico e paziente per la natura esistenziale che lo connota, è momento fortemente esperienziale per tutti i protagonisti coinvolti più o meno direttamente. I momenti essenziali della relazione possono essere letti e illuminati alla luce della teoria della Intelligenza Emotiva, modello che si rivela molto efficace e che consente di tracciare un percorso di crescita e affinamento delle competenze relazionali.

By Mario Ancona

Medico Psichiatra, psicologo, psicoterapeuta